LODÈ NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

ANNA CRISTIANA FARRIS
La prima guerra mondiale, tra il 1914 e il 1918, coinvolse molti stati di diversi continenti. L’Italia assunse inizialmente una posizione neutrale e successivamente entrò nel conflitto, ufficialmente il 24 maggio 1915, con l’obiettivo di liberare dal nemico austro-ungarico, le terre irredente di Trento e Trieste. Teatro della Grande Guerra, o “gherra europea”, secondo la denominazione locale, furono gli altipiani del Trentino Alto Adige, del Veneto e del Friuli Venezia Giulia in cui l’inclemenza del clima e l’asprezza dei luoghi contribuirono a rendere ancora più drammatico il conflitto.
Fu una guerra di posizione: migliaia di giovani fanti si ritrovarono a combattere nelle trincee scavate nella roccia e nella terra per decine di chilometri; in breve tempo molti di essi furono decimati dalle bombe, dai proiettili e dalle malattie contratte a causa della scarsa igiene, della fame e della rigidezza del clima.
Migliaia di Sardi, fra i 18 e i 35 anni di età, per la maggior parte contadini e pastori analfabeti provenienti da famiglie povere e numerose furono chiamati alle armi [1]; imbarcati da Cagliari e da Porto Torres e reclutati nelle brigate “Reggio”, “Lario” e “Sassari”, furono spediti al fronte dopo giorni di estenuante viaggio, a combattere una guerra insensata e crudele, che per la prima volta li mise insieme, suscitando in loro un forte senso di appartenenza. Non risparmiò nessuno: oltre tredicimila caddero eroicamente [2], i rimanenti ritornarono in patria, feriti sia nel corpo che nell’anima. Un contributo alla guerra viene anche dagli abitanti di Lodè, allora uno dei diversi centri della provincia di Sassari, comune nel mandamento di Siniscola.

Lodè nel primo decennio del Novecento era caratterizzato da gravi problemi sociali [3], i suoi 1800 abitanti erano dediti a un’economia agropastorale, basata sull’allevamento di modeste greggi di ovini e di caprini e sulla coltivazione di cereali distribuita in diverse zone del territorio. Una delle piaghe più gravi, come in molti centri dell’Isola, era l’alta percentuale di analfabetismo. La scuola mancava di una propria sede ed era altamente diffuso l’abbandono scolastico. La mobilitazione militare alla vigilia della guerra e durante il conflitto, investì la maggior parte delle famiglie; di alcune di esse furono chiamati alle armi contemporaneamente due-tre componenti, che rappresentavano una forza lavoro indispensabile per il sostentamento. In diversi casi le greggi e i terreni venivano abbandonati e talvolta destinati a morire mandando in rovina numerosi nuclei familiari.


Dalle liste di leva [4], dai ruoli e dai fogli matricolari [5] riguardanti Lodè, si evince che gli individui chiamati alle armi erano nati tra il 1876 e il 1899 [6]. Molti di essi furono riformati in quanto affetti da gravi patologie; 268 giovani, dopo aver ricevuto la cartolina rossa di precetto, partirono alla volta del fronte. In poco tempo 16 di essi caddero sui campi di battaglia [7], 30 negli ospedaletti da campo e sulle sezioni di sanità poste a ridosso delle retrovie [8] e 3 morirono a Lodè posteriormente al 1920 per ferite riportate in guerra [9]. Tre di essi morirono per affondamento nave [10] e quattro in prigionia oltreconfine [11].
Nella pubblicazione “Per non dimenticare”, curata dalla sottoscritta e da Graziano Serra [12], sono state analizzate le informazioni sui soldati lodeini caduti nella guerra 1915-18, nei fogli matricolari, nei diari e nei bollettini di guerra delle brigate, dove è stato possibile ricostruire le dinamiche che hanno coinvolto drammaticamente i soldati [13].

La condizione dei soldati morti negli ospedali da campo e nelle sezioni sanità per le gravi ferite riportate nei campi di battaglia è ancora più tragica. Trasportati dal fronte, gravemente feriti da schegge di bombe e di granate, sovente la loro agonia si protraeva per giorni e giorni se non addirittura mesi curati in modo sbrigativo e approssimativo dal personale medico e infermieristico oberato dal duro e disumano lavoro; le malattie contratte a causa dello stretto contatto fra soldati, del freddo e della fame, erano un’altra importante causa dell’alta mortalità negli ospedali da campo e nelle sezioni di sanità.
Uno dei risvolti drammatici della Grande Guerra, oltre alla prigionia [14], è stata la pandemia di influenza denominata spagnola. Negli anni 1919-20 decine di famiglie furono decimate dall’epidemia veicolata dai soldati reduci rientrati dal fronte che contagiarono adulti e bambini [15]. Interi vicinati si spopolarono lasciando una lunga scia di dolorosi lutti.

[1] Emilio Lussu, La Brigata Sassari e il Partito Sardo d’Azione, Firenze 1951, pag. 1078:
il 95% dei soldati erano contadini e pastori, il restante operai, minatori ed artigiani;gli ufficialu, pressochè di complemento, erano impiegati, professionisti, giovani laureati e studenti: la piccola e media borghesia sarda.
[2]Circa 13.602 caduti. In Manlio Brigaglia, in La Sardegna, tutta la storia in mille domande, Preda Niedda, Sassari 2011, pag. 82.
[3] La situazione emerge dall’esame delle delibere delle Giunte e dei Consigli comunali degli anni 1910-1920, dove risulta una situazione socio-economica molto precaria; la maggior parte degli abitanti ricevevano parcelle di sussidi in quanti considerati indigenti.
[4] Archivio di Stato di Nuoro
[5] Archivio di Stato di Oristano
[6] I documenti analizzati sono stati consultati presso l’Archivio di stato di Oristano e attraverso la ricerca condotta tra le famiglie del comune di Lodé che hanno offerto documenti riguardanti i propri familiari coinvolti nella guerra. I ruoli e i fogli matricolari consultati sono stati acquisiti grazie al contributo del Comune di Lodè.
I ruoli matricolari sono dei registri contenenti i dati relativi al servizio militare prestato da ciascun individuo maschio: dati anagrafici, date di arruolamento, chiamate alle armi, reparti di appartenenza, trasferimenti, congedi.
I fogli matricolari invece sono i fogli individuali di ciascun individuo.
Esempio di foglio matricolare:
Addis Francesco nato a Lodè il 28 maggio 1890 da Antioco e Pira Enedina,
chiamato alle armi l’8 maggio 1915 aggregato al deposito speciale di Rovigo. Arrivato in territorio di guerra il primo dicembre 1915 nel 129° reggimento fanteria. Caporal maggiore. Morto nel combattimento avvenuto nella dolina Rammer il 5 settembre 1917 per schegge di granata nemica. Di anni 27.
Addis Francesco Antonio nato a Lodè il ventidue marzo 1885 da Pietro e da Sanna Lucia,
Richiamato per mobilitazione nel 13° reggimento artiglieria di campagna il tre giugno 1916.
Mandato nel fatto d’armi di Caporetto il ventitrè ottobre 1917 e fatto prigioniero il ventotto ottobre 1917
Rientrato il diciassette dicembre 1917 e congedato il sedici agosto 1919. Autorizzato a fregiarsi della medaglia d’onore.Asole Silvestro nato a Lodè il venti ottobre 1890 da Salvatore e Sanna Lucia,
chiamato alle armi il 10 maggio 1915 nel 46° reggimento fanteria; arrivato in territorio di guerra il 29 maggio 1915. arrivò a Bosco Cappuccio il 26 luglio 1916. Congedato per ferite il 4 agosto 1919.
Addis Francesco nato a Lodè il 28 maggio 1890 da Antioco e Pira Enedina,
chiamato alle armi l’8 maggio 1915 aggregato al deposito speciale di Rovigo. Arrivato in territorio di guerra il primo dicembre 1915 nel 129° reggimento fanteria. Caporal maggiore. Morto nel combattimento avvenuto nella dolina Rommer il 5 settembre 1917 per schegge di granata nemica. Di anni 27.
Giuliano Chirra, Mortos in terra anzena (1915-1918), i nomi, i reparti, le battaglie, i luoghi di sepoltura dei 1800 sardi caduti fuori dai confini dell’Italia. [s.l.s.n.] c 2008.
[7] Soldati caduti sul campo di battaglia:
- Addis Francesco di Antioco, caporal maggiore caduto nel 1917sul Carso.
- Asproni Antonio di Antonio, caduto nel 1915 sul Monte col di Lana
- Canu Giovanni di Antonio Maria caduto nel 1916 sull’altipiano di Asiago
- Canu Pietro di Francesco, caduto nel 1916 sul Monte Col di Lana
- Chisu Francesco di Antonio disperso il 1918 sul Monte Grappa
- Contu Silvestro (Salvatore) di Sebastiano caduto nel 1915 sul Carso
- Curreli Antonio Angelo di Luca caduto il 1916 sull’altipiano di Asiago
- Deiana Giovanni Battista di Giovanni caduto il 1918 sul Montello
- Farris Antonio di Luigi caduto il 1916 in Val d’Astico
- Farris Giacomo Antonio di Pietro caduto il 1917 sul Carso
- Farris Giovanni di Pietro caduto il 1917 sul Monte Zebio
- Demuru Gabriele di Giuseppe caduto il 1917 sul Carso
- Nanu Gregorio di Salvatore caduto il 1917 sul Medio Isonzo
- Pau Simone di Antonio Maria caduto il 1916 sul Monte Zebio
- Piras Efisio di Antonio caduto il 1917 sull’altipiano della Bainsizza
[8] Soldati lodeini morti negli ospedali da campo e nelle sezioni di sanità:
- Cara Domenico di Pietro morto il 1917 nella 74esima sezione di sanità
- Curreli Giovanni Antonio di Raimondo morto il 1915 nell’ospedale militare di riserva di Reggio Emilia
- Curreli Giuseppe di Antonio Maria morto il 1916 nell’ospedale da campo n° 041 di Alleghe
- Curreli Mauro di Antonio Maria morto il 1917 nell’81° reparto someggiato di sanità
- Curreli Sebastiano di Luca morto il 1917 nell’ospedale di Este
- Deiana Pietro di Mauro morto il 1918 nell’ospedale di guarnigione di Trieste
- Farris Agostino di Francesco morto il 1915 nell’ospedaletto da campo n° 67 di Scodavacca
- Farris Salvatore di Francesco morto il 1916 nell’ospedale di Iglesias
- Farris Giovanni di Luigi morto il 1916 nell’ospedaletto da campo n°130 di Alessandria
- Farris Salvatore di Nicolò morto il 1915 nell’ospedale di guerra n° 42 di San Giorgio di Nogaro
- Farris Salvatore di Pietro morto il 1916 nell’ospedaletto da campo n° 52 a Castions di Muris
- Floris Paolino Benvenuto di Michele morto il 1918 a Terranova Pausania
- Mele Bachisio di Ciriaco morto il 1916 negli ospedali riuniti di Livorno
- Nanu Pietro di Antonio morto il 1917 nell’ospedale militare di riserva di Vicenza
- Sanna Antonio di Ciriaco morto il 1917 a Reggio Emilia
- Sanna Antonio di Paolo morto il 1918 nell’ospedale da campo n°0139
- Sanna Ciriaco di Antonio morto il 1916 nell’infermeria avanzata della 25° sezione di sanità
- Sanna Paolo di Pietro morto il 1915 nell’ospedale da campo n° 85
- Usai Nicolò di Giovanni morto il 1918 nell’ospedale da campo n° 240 a Perteole
- Usai Pasquale di Salvatore morto il 1917 nell’ospedaletto da campo n° 144 reparto someggiato di Fossa Inferiore
- Zucca Ciriaco di Stefano morto il 1919 a Tempio Pausania
[9] Soldati lodeini deceduti a Lodè per cause di guerra:
- Addis Luigi di Pietro morto nel 1920
- Cara Giovanni Antioco di Giacomo morto nel 1919
- Farris Antonio di Nicolò morto nel 1916
- Sanna Francesco Angelo di Antonio morto nel 1923
- Taras Antonio Giuseppe di Francesco morto nel 1924
[10] Soldati lodeini morti per gli affondamenti del piroscafo Tripoli e del piroscafo Linz:
- Asole Antonio di Antonio morto il 1918
- Farris Luca di Bachisio morto nel 1918
- Farris Domenico di Apollinare morto nel 1918
[11] Giuliano Chirra, Mortos in terra anzena (1915-1918), i nomi, i reparti, le battaglie, i luoghi di sepoltura dei 1800 sardi caduti fuori dai confini dell’Italia. [s.l.s.n.] c 2008.
[12] Anna Cristiana Farris e Giansalvo Serra, Per non dimenticare, piccole biografie dei soldati lodeini morti nella guerra del 1915-18, Stampa Tipografica La Bittese, Bitti, ottobre 2015
[13]Archivio di Stato di Oristano
[14] Soldati lodeini deceduti nei campi di prigionia:
- Canu Pasquale di Giacomo morto il 1918 in Austria
- Deiana Domenico di Pietro scomparso in prigionia in Germania
- Spanu Pietro Maria di Antonio morto il 1918 in Bosnia Erzegovina
- Zidda Giovanni Battista mortoil 1918 in Francia
[15] Archivio dello Stato Civile del Comune di Lodè, Atti di morte, 1866-1950
2 risposte
Bravissima Anna Cristiana
Sono il Cavaliere Giovanni Fenu da Seneghe , mi occupo di ricerche sui Caduti, Con Guido Rombi ho fatto il lavoro pubblicato da Unione, se vuole puo contattarmi alla mia mail: amsicora1950@tiscali.it