ANTONIETTA BONINU A SINISCOLA

ANTONIETTA BONINU A SINISCOLA

ANTONELLO PIPERE

TRA RICERCA SCIENTIFICA E AMORE PER IL PAESAGGIO

I primi interventi di Antonietta Boninu nel territorio di Siniscola risalgono agli anni Settanta del secolo scorso. Nel tempo la sua presenza nell’area si è caratterizzata per l’interesse archeologico profuso con rigore professionale e con sensibilità per il territorio nelle sue diverse valenze culturali, ambientali, sociali e economiche.
Nel 1978 intervenne a Santa Lucia in un’operazione di scavo nel quale venne alla luce materiale ceramico di epoca romana tardo imperiale. Tra il 1994 e il 1996 promosse e sostenne, in qualità di Soprintendente ai Beni Archeologici per le Province di Sassari e di Nuoro, il censimento e la valorizzazione dei beni archeologici avviati dall’amministrazione comunale nell’ambito della L.R. 2/94. Nel 1994 collaborò alla pubblicazione del volume “Siniscola dalle origini ai nostri giorni” a cura di Enzo Espa per il Rotary Club di Siniscola, con un puntuale intervento di analisi critica sulle fonti bibliografiche e con la pubblicazione delle schede sui monumenti e sui reperti rinvenuti nel corso delle ricognizioni (Studi archeologici del territorio).
A quel fecondo e felice momento di riscoperta dei beni culturali seguì anche la risistemazione della Tomba dei giganti di Su Picante, in due interventi successivi, fino all’ultima fase di indagine a cura di P. Mancini (2008). Oltre ai lavori di rilevamento e di censimento in diversi siti, fu avviata la risistemazione e la valorizzazione delle aree di Conca Umosa, di Su Itichinzu e dell’insediamento medievale di Rempellos. Parallelamente a questi interventi si realizzarono le attività di promozione e di divulgazione, con l’allestimento di una mostra fotografica sull’archeologia locale, aperta nell’agosto del 1994 nell’edificio scolastico di La Caletta; la pubblicazione di due brevi saggi di carattere divulgativo e di articoli specialistici a cura degli archeologi impegnati nei coordinamenti scientifici.
Più recentemente, dopo quegli anni carichi di entusiasmi e di rinnovato interesse per i beni archeologici di Siniscola, successivi a una lunga fase di abbandono e di incuria, le relazioni della studiosa con il territorio baroniese sono proseguite, periodicamente, con le escursioni nell’agro (Monte Albo, Punta Artora, Berchida), confermando anche il contatto con le persone più vicine e continuando l’attività di divulgazione in alcune conferenze tenute presso L’UTE Siniscola.
In particolare si ricorda la sua presenza nella rassegna di storia e di studi sociali “Santa Lucia, paesaggi e passaggi”, con la consueta determinazione e con un autorevole supporto intellettuale e sempre incoraggiante di fronte alle iniziative che si andavano delineando.
Dei due interventi effettuati è stata pubblicata un’approfondita relazione, di cui proponiamo due brani: il primo sui ritrovamenti di Santa Lucia, il secondo con una riflessione sul tema del paesaggio e dei beni culturali.
Santa Lucia, 04.07.2018

DAL REPERTO AL PAESAGGIO

PERCORSI IN COSTRUZIONE A SANTA LUCIA DI SINISCOLA

Antonietta Boninu
In sintonia con l’impostazione e le finalità dell’incontro si esaminano i reperti rinvenuti a Santa Lucia nel contesto tematico e territoriale, per delinearne e prefigurarne il paesaggio di pertinenza e individuare insieme possibili sviluppi da programmare (1).
L’intervento di scavo effettuato a Santa Lucia nel 1978 si configura come un recupero di emergenza, nell’ambito dei lavori per la rete idrica e fognaria del centro abitato (2). Tutte le lacune e le scontate carenze sono proprie di un’operazione di scavo archeologico non programmata, né progettata, quindi depauperata dell’articolazione di tutte le fasi comprendenti le motivazioni, gli obiettivi, le procedure ante e post l’intervento sul campo (3).
Il saggio di scavo è stato necessariamente circoscritto e condizionato dalle dimensioni e dai tempi della trincea aperta con mezzi meccanici per la messa in opera degli impianti relativi ai sottoservizi urbani. Si è documentato uno stato di fatto danneggiato anche da precedenti lavori pubblici: strutture e unità stratigrafiche sono state asportate dalle macchine con la terra in un’unica soluzione con conseguente sconvolgimento, leggibile sia all’avvio che durante le operazioni di scavo archeologico (4).
Quanto recuperato registra gli esiti degli angusti spazi consentiti dai costi, non previsti, e dalla doverosa conciliazione degli interessi, che non hanno permesso la verifica né dell’estensione delle strutture, né, tanto meno, delle delimitazioni degli ipotizzati ambienti.
Le porzioni dei due muri individuati hanno restituito uno strato di terra combusta, mista a cenere, carboni e frammenti di contenitori di impasto e di ceramica. E’ stato impossibile ricercare e identificare unità stratigrafiche pavimentali e pertinenti il crollo di elevati e di coperture (5). Come in ogni scavo archeologico sono stati rinvenuti e recuperati oggetti, ‘cose’, materiali in stato frammentario. I reperti, costituenti singolare testimonianza, sono collocabili tra la fine del I sec. e il V sec. d.C.
Sono presenti frammenti di anfore, monete di bronzo molto corrose, ceramica di uso comune, frammenti di lamina di bronzo attribuibili a coppe o a bacili, frammenti di anse e strumenti di bronzo, compresi aghi da rete, un frammento di monile in osso, frammenti di lucerne, frammenti di ceramica d’ uso comune per la cucina e la conservazione delle riserve alimentari e, nettamente in maggioranza, frammenti di ceramica fine da mensa della classe definita sigillata africana. I reperti di ceramica, rispetto agli altri di bronzo e osso sono in numero maggiore; tutti comunque sono molto eloquenti, concentrati nella porzione limitata di terra indagata e presenti nella terra rimossa in precedenza dai mezzi meccanici.
Rinvenimenti di epoca romana a Siniscola
Le forme attestate di sigillata africana sono aperte e chiuse, boccali, scodelle e piatti, questi ultimi in netta prevalenza; appartengono ai tipi denominati A e D della classificazione documentata, integrata anche da recenti studi (6).
Del rinvenimento, subito dopo i lavori sul campo, ne è stata data notizia nel Catalogo del Museo di Nuoro e sono stati esposti i reperti più significativi, recanti elementi diagnostici per classe, tipo e forme della ceramica sigillata africana.
I frammenti sono stati rinvenuti, recuperati, documentati e presentati al pubblico, dopo quattro mesi, nell’allora unica istituzione museale, e quindi aperta al pubblico, della provincia di Nuoro, al fine di diffonderne la conoscenza (7).
Il paesaggio diventa dunque lo spazio geografico, dove la storia umana si esplica in un rapporto di reciproco condizionamento con la natura. In sintesi: il paesaggio può essere definito come un insieme sinergico di caratteristiche fisiche e culturali, che conferiscono carattere e varietà al territorio e danno forma ad un ambiente vissuto e percepito. Il paesaggio è caratterizzato da una forte molteplicità. C’è la dimensione delle vie di comunicazione, delle aree destinate alle necropoli, esterne agli abitati, c’è la dimensione delle campagne e dei campi prescelti per le colture, c’è la dimensione degli spazi urbani e dei porti.
[…] Oggi il paesaggio, percepibile dal mare, da terra, a distanza e da vicino, è intessuto di dati, documenti, tracce, indizi, messaggi. La Torre di Santa Lucia svetta e assomma tutte le strategie, che l’hanno preceduta, le abitazioni e gli spazi pubblici perpetuano destinazione e vocazione, la Chiesa di Santa Lucia con le aree di pertinenza emerge anche come simbolo di storia e continuità di vita con presenza umana ininterrotta e culto consolidato. Il villaggio odierno di Santa Lucia è il risultato di un luogo abitato senza interruzione nel tempo, ma con ripetute sovrapposizioni, che hanno mosso e rimosso i materiali delle stratificazioni precedenti. Se si dovesse condurre oggi un’analisi di quanto visibile si avrebbe una sequenza cronologica distribuita nello spazio orizzontalmente, e se si dovesse procedere con uno scavo archeologico nel tratto costiero attorno alla Torre, si troverebbero materiali relativi alle sue fondazioni, insieme a reperti più antichi e accanto ai sottoservizi dell’ultima sistemazione degli spazi pubblici. La Torre di Santa Lucia, con le varie denominazioni nel tempo, svolge la funzione di faro per la navigazione in mare e per gli spostamenti in terra, è sintesi di preistoria e di storia, è monumento per se stessa e per tutte le fonti contenute nel sottosuolo, visibili e ascose, ma pur sempre presenti.
Esiste un paesaggio obliterato, che è affiorato sotto l’humus in minima, ancorché significativa, parte; si è rivelato un paesaggio plasmato dall’uomo che vi abitava, che transitava lungo la costa e all’interno. Il paesaggio modificato dal lavoro, percepito dallo sguardo, mutato radicalmente e gradualmente con sovrapposizioni, affiancamenti, alterazioni, ma sempre presente, va ricercato e interpretato. Il paesaggio plurisecolare, plurimillenario, si condensa in contesti stabili, non tutti visibili, ma tutti da preservare, conservare in una politica di conciliazione di interessi del passato e del presente. Il contesto del paesaggio di Santa Lucia è frutto del sovrapporsi di azioni umane, innumerevoli, non tutte riconoscibili, molte irrimediabilmente perdute, moltissime accolte, registrate, conservate. Dal momento che il paesaggio racconta anche oggi ciò che è successo prima in una coesistenza, torre costiera e costruzione di aiuole, abitanti, visitatori, il complesso va preservato, le variazioni inevitabili devono essere documentate, perché non vada perduta la memoria, in un processo di ricerca, che anche il confronto e la giornata di studio riattiva e persegue. Il territorio si modifica anche in assenza dell’uomo, ma i segni della sua presenza, del suo ‘prendere’ e del suo ‘restituire’ vi restano registrati sotto forme che il tempo non sempre cancella (15).
E’ legittimo chiedersi: dove sono i documenti relativi ai 30 secoli di storia, o meglio ai 50 di Santa Lucia? L’onere dei 5000 anni che precedono sono sulle spalle degli attuali cittadini, di quelli presenti, di quelli assenti. I documenti e le fonti sono a Santa Lucia, sotto e accanto ai piedi di chi vi abita e di chi la frequenta. Al rispetto delle stratigrafie verticali e orizzontali è demandata una possibile costruzione del futuro. La Comunità di Santa Lucia è individuata come artefice, ma comunque tutti siamo responsabili delle trame dei documenti. Se i 5000 anni costituiscono un mosaico del tempo e dell’uomo, dell’ambiente e del paesaggio le tessere oggi disponibili devono raggiungere le altre non note, perché si possa contribuire a restituire la composizione con scoperte e conquiste progressive, almeno per impiantare metodo, consapevolezza e responsabilità individuale e collettiva.
Il patrimonio culturale in Italia e in Sardegna, si ripete, e non può essere smentito, è sconfinato per estensione, profondità e densità di intreccio culturale e di interconnessione con la natura, quindi è immenso per qualità di contesto e di paesaggio. La salvaguardia e la tutela dei beni culturali in genere e dei beni archeologici in specie è attività di responsabilità individuale, istituzionale e scientifica, perché non si perdano testimonianze singolari e uniche dei testi inseriti in contesti, che non sono in alcun modo riproducibili nell’insieme complesso e articolato di oggetti, cose e luoghi.
I paesaggi dei villaggi, delle frazioni, delle città, delle campagne della Sardegna devono essere preservati, perché entità singolari e perché tra i beni più preziosi, sintesi estese e visibili dell’umanità scomparsa, ma in un perenne dialogo con noi del presente, se impariamo a decodificarne la sostanza storica (16).
Per il 23 e 24 settembre 2017 le Giornate Europee del Patrimonio hanno definito gli obiettivi con il tema specifico Cultura e Natura, si potrebbe affermare che Santa Lucia con la Giornata di Studio, 24 settembre, partecipi con un significativo contributo nel vasto contesto geografico e culturale dell’Europa.
La condizione per la sopravvivenza di un patrimonio culturale e archeologico passa necessariamente dai reperti, ma sta innanzitutto nel riconoscimento pubblico del suo valore. Oggi tutti siamo artefici di un atto di riconoscimento di valore, perché in precedenza, e ora più consapevolmente, abbiamo fatto un atto di adozione, di cura, di salvaguardia.
Il valore dei beni culturali è l’insieme degli oggetti culturali e delle persone che di essi si curano, il valore si estrinseca anche nella capacità, validità ed efficacia della relazione tra i due soggetti. L’identità di una comunità si individua nel sistema coerente di rispetto, conservazione e trasmissione del patrimonio culturale.
In archeologia si tratta di dati parziali, frammentari, ma parte di un sistema organico di relazioni. Il reperto, il contesto, il paesaggio costituiscono un’unità del passato e del presente. Il paesaggio nella complessità della composizione è stratigrafia ininterrotta.
L’archeologia trasforma ogni genere di manufatto in fonte di informazioni, di messaggi sulla storia dell’uomo e dei luoghi.
L’archeologia non è una disciplina relegata a far parlare reperti e monumenti, ma, nel suo bagaglio di metodo, principi e tecnica, è stata definita ‘il grande strumento contemporaneo volto alla comprensione e alla gestione del patrimonio culturale stratificato nel tempo e nello spazio, come è stato tramandato nella sua dimensione materiale’ (17).
Come sarà il futuro di quel passato individuato? Il futuro è affidato al presente; dalle azioni e dalle politiche di oggi, anche in termini di programmazione, pianificazione, progettazione e partecipazione dipende la qualità del futuro.
E’ da rilevare che la tutela, anche delle più labili tracce dei documenti archeologici, passa dalla integrazione e conciliazione degli strumenti urbanistici in un programma di definizione, che possa garantire i diritti delle preesistenze e dei cittadini.
L’augurio che si può rivolgere al patrimonio culturale della Sardegna è che il piccolo di Santa Lucia possa diventare il grande della Sardegna e che una periferia costiera, microcosmo di una regione, possa costituire fonte per definire il centro con parametri rinnovati.
Tomba dei giganti Su picante

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